Ponte termico: cos’è, perché si forma e come limitarne l’impatto sull’edificio
Ponte termico: cos’è, come si forma e come ridurne l’impatto su consumi, comfort e muffe negli edifici, con soluzioni pratiche e criteri di correzione ora!

Nel funzionamento reale di un edificio, il ponte termico è una delle criticità più diffuse dell’involucro edilizio. Incide sulla dispersione energetica, sul comfort abitativo e sulla salubrità degli ambienti, favorendo fenomeni di condensa superficiale e muffa.
Ponte termico: cos’è, come si forma e come ridurne l’impatto su consumi, comfort e muffe negli edifici, con soluzioni pratiche e criteri di correzione.
- Dove si concentrano i ponti termici negli edifici residenziali
- Origine del ponte termico: materiali e geometria
- Effetti su comfort, consumi e qualità degli ambienti interni
- Incidenza dei ponti termici sui consumi energetici
- Valutazione dei ponti termici e metodi di calcolo
- Correzione del ponte termico: obiettivi concreti
- Cappotto termico e interventi complementari
- Insufflaggio delle intercapedini: una soluzione mirata
- Valutazioni tecniche e approccio progettuale
- Sei un ingegnere? La tua professione richiede un aggiornamento continuo?
Dal punto di vista tecnico, il ponte termico è una zona localizzata della struttura in cui il flusso di calore tra interno ed esterno risulta più intenso rispetto alle superfici adiacenti. Questa discontinuità comporta una maggiore perdita di calore in inverno e un ingresso di calore più marcato nei mesi estivi.
Il risultato è facilmente riconoscibile: ambienti freddi e umidi nella stagione invernale, difficili da raffrescare in estate e caratterizzati da una sensazione di instabilità termica.
Dove si concentrano i ponti termici negli edifici residenziali
Nelle abitazioni, i ponti termici si localizzano in punti strutturalmente ricorrenti. Tra i più comuni rientrano pilastri, travi, cordoli, balconi, finestre e davanzali passanti, oltre ai fissaggi del cappotto termico.
Un ruolo significativo è svolto anche dai by-pass termici, ovvero discontinuità dovute a pannelli isolanti non perfettamente accostati, che generano spazi d’aria responsabili di ulteriori dispersioni.
Origine del ponte termico: materiali e geometria
Un ponte termico si forma quando, all’interno della struttura, varia la resistenza termica dei materiali oppure si interrompe la continuità geometrica dell’involucro.
I ponti termici di struttura sono legati alla presenza di materiali con conduttività termica differente nello stesso elemento costruttivo. È una situazione tipica delle strutture in cemento armato, dove calcestruzzo e tamponamenti in laterizio creano discontinuità evidenti, soprattutto in corrispondenza di travi e pilastri.
I ponti termici di forma dipendono invece dalla geometria dell’edificio. Spigoli, angoli, rientranze e nodi costruttivi concentrano le linee di flusso del calore, generando superfici più fredde o più calde rispetto alle aree circostanti. Situazioni frequenti si riscontrano nei nodi parete–solaio, parete–infisso e nei punti in cui lo strato isolante viene interrotto.
Effetti su comfort, consumi e qualità degli ambienti interni
La presenza di ponti termici comporta un aumento delle dispersioni energetiche, con una crescita dei consumi per il riscaldamento in inverno e per il raffrescamento in estate.
Sul piano abitativo, le superfici interessate presentano temperature più basse nei mesi freddi e più alte in estate, generando una sensazione di disagio termico percepibile.
Un effetto critico è la condensazione superficiale. Quando la temperatura delle pareti scende sotto il punto di rugiada, l’umidità si deposita sulle superfici, favorendo la formazione di muffe e il progressivo deterioramento delle murature. Questo fenomeno incide anche sulla prestazione energetica complessiva dell’edificio.
Incidenza dei ponti termici sui consumi energetici
L’impatto dei ponti termici varia in funzione della tipologia di parete. In edifici con cappotto esterno ben progettato e privi di balconi, l’aumento dei consumi può attestarsi intorno al 5%. In presenza di aggetti e balconi, la maggiorazione può raggiungere il 15%.
Situazioni più penalizzanti si riscontrano nelle pareti a cassa vuota non isolate, nei pannelli prefabbricati in calcestruzzo o quando l’isolamento in intercapedine non corregge adeguatamente la discontinuità termica, con incrementi che possono arrivare fino al 30%.
Valutazione dei ponti termici e metodi di calcolo
La valutazione dei ponti termici segue riferimenti normativi specifici. In Italia, il principale è la UNI TS 11300-1.
Il metodo più accurato è il calcolo numerico, basato su software conformi alla UNI EN ISO 10211, che consentono di determinare trasmittanza termica lineica, coefficiente di accoppiamento termico e flusso di calore. Questo approccio permette analisi puntuali anche su nodi complessi.
In alternativa, l’Atlante dei ponti termici (UNI EN ISO 14683) fornisce valori standardizzati per configurazioni ricorrenti, con un livello di approssimazione maggiore.
Correzione del ponte termico: obiettivi concreti
L’eliminazione totale di un ponte termico è difficilmente realizzabile. L’obiettivo operativo è la correzione, intesa come riduzione dell’impatto sul bilancio energetico e sul comfort interno.
Nelle nuove costruzioni, una progettazione attenta dei nodi consente di prevenire gran parte delle criticità. Negli edifici esistenti, la strategia si basa su interventi compatibili con la struttura.
Cappotto termico e interventi complementari
Il cappotto termico esterno è una delle soluzioni più efficaci per la correzione dei ponti termici, in particolare su travi e pilastri. Restano micro-discontinuità legate a fissaggi, giunzioni tra pannelli ed elementi passanti.
Anche con spessori elevati possono comparire fenomeni di condensa interna se l’umidità non viene gestita correttamente. In questi casi, l’integrazione con pitture termiche o sistemi di Ventilazione Meccanica Controllata (VMC) migliora il risultato complessivo.
Il cappotto interno va valutato solo quando non esistono alternative praticabili, poiché offre prestazioni inferiori e presenta un rischio maggiore di condensa interstiziale.
Insufflaggio delle intercapedini: una soluzione mirata
L’insufflaggio delle intercapedini con materiali isolanti espansi risulta particolarmente efficace negli edifici con cassa vuota. La sostituzione dell’aria in libera circolazione con un isolante continuo migliora le temperature superficiali interne.
Le analisi termografiche mostrano incrementi medi di 1–3 °C su travi e pilastri, con una riduzione significativa del rischio di condensa e muffa. Questa tecnica è ampiamente utilizzata anche nelle case passive.
Valutazioni tecniche e approccio progettuale
Non tutte le strutture in cemento armato rispondono allo stesso modo all’insufflaggio. Travi filo-muro o pilastri senza spazio utile possono richiedere soluzioni integrative, come isolanti a basso spessore ad alte prestazioni o sistemi combinati con ventilazione. Ogni edificio deve essere analizzato caso per caso, considerando geometria, materiali e condizioni igrometriche.
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