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Procedure standardizzate valutazione rischi, il Ministero risponde al Cni

Il datore di lavoro di un’impresa che occupa fino a 50 lavoratori può adottare le procedure standardizzate laddove si tratti di attività caratterizzate da bassi rischi chimici e biologici

 


Procedure standardizzate valutazione rischi, il Ministero risponde al Cni

21/11/2013. La Commissione per gli interpelli prevista dall’articolo 12 comma 2 del Testo Unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro (Decreto Legislativo 9 aprile 2008 n. 81) ha di recente risposto a otto quesiti che costituiscono criteri interpretativi e direttivi per l’esercizio delle attività di vigilanza.

 

In particolare, con l’interpello n. 14/2013, la Commissione ha fornito alcuni chiarimenti in merito ad un quesito formulato dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri che chiedeva se le procedure standardizzate per la valutazione dei rischi richiamate dall’art. 29, comma 6 del DLgs. n. 81/2008 siano applicabili anche alle aziende che occupano fino a 50 dipendenti, caratterizzate da bassi rischi chimici e biologici, irrilevanti per la salute dei lavoratori.

 

Il Ministero del Lavoro ha preliminarmente osservato che l’art. 29, comma 7 prevede che nelle aziende che occupano fino a 50 dipendenti ed in cui si svolgono attività che espongono i lavoratori a rischi chimici, biologici, da atmosfere esplosive, cancerogeni mutageni, connessi all’esposizione ad amianto, non possono utilizzare le procedure standardizzate per effettuare la valutazione dei rischi.

 

Ciò premesso, secondo quanto previsto dall’art. 224, comma 2 del TUSL: “Se i risultati della valutazione dei rischi dimostrano che, in relazione al tipo e alle quantità di un agente chimico pericoloso e alle modalità e frequenza di esposizione a tale agente presente sul luogo di lavoro, vi è solo un rischio basso per la sicurezza e irrilevante per la salute dei lavoratori e che le misure di cui al comma 1 sono sufficienti a ridurre il rischio, non si applicano le disposizioni degli articoli 225, 226, 229, 230”. Se si verifica tale ipotesi dunque, il datore di lavoro che occupa fino a 50 lavoratori può adottare le procedure standardizzate di cui all’art. 6, comma 8, lett. f) del TUSL.

 

Il Ministero precisa infine che, vista l’analogia delle disposizioni di riferimento (art. 271, comma 4 D.Lgs. n. 81/2008), le precedenti considerazioni valgono anche per il rischio biologico.






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