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Pos obbligatorio: continua la protesta delle professioni tecniche

Professionisti contro Pos obbligatorio: ripristinare le condizioni precedenti al decreto ministeriale del 24 gennaio 2014

 


Pos obbligatorio: continua la protesta delle professioni tecniche

Ripristinare le condizioni sul pos obbligatorio per i professionisti presenti nello schema di decreto elaborato dal ministero dello Sviluppo economico e poi 'scomparse' nel decreto ministeriale del 24 gennaio 2014: è quanto hanno chiesto i rappresentanti della Rete delle professioni tecniche in un'audizione svoltasi presso le Commissioni riunite VI e X (Finanze e Attività produttive) della Camera lo scorso 30 settembre 2013.

Una protesta, quella contro il pos obbligatorio, fondata su alcuni dati oggettivi che i professionisti non mancano di sottolineare. Nel corso del biennio  2011-12,  i professionisti tecnici hanno dovuto sostenere nuovi e onerosi costi per esercitare la professione.

L’obbligo della formazione continua e dell’assicurazione professionale, l’abrogazione delle norme tariffarie, l’istituzione di organi di disciplina autonomi dagli organi amministrativi: elementi che se hanno di fatto modernizzato il sistema delle professioni, hanno tuttavia costi elevati, che i professionisti devono sostenere senza sostegno pubblico. Ai quali si è poi aggiunto il balzello del pos obbligatorio.

 

“Il 13 dicembre 2013” afferma Antonio Zambrano, presidente del consiglio nazionale degli ingegneri  “il ministero dello Sviluppo economico aveva elaborato uno schema di decreto che rispondeva appieno alle istanze manifestate dalla Rete delle professioni tecniche. Escludeva, ad esempio, dall’obbligo del pos obbligatorio  i pagamenti effettuati all’esterno degli studi professionali. Inoltre, si consideravano solo le transazioni con consumatori o utenti e si poneva un limite oltre al quale scattava l’obbligo: 300 mila euro per i primi sei mesi di entrata in vigore del decreto, 200 mila euro una volta decorsi i sei mesi. Tale impostazione, condivisibile, è stata completamente disattesa dal DM 24 gennaio 2014. La rete delle professioni tecniche chiede semplicemente il ripristino delle condizioni di applicazione dell’obbligo previste dallo Schema di decreto dello scorso 13 dicembre 2013”.






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